IL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DELL’ALTA VAL D’AGRI

e il PARCO ARCHEOLOGICO DI GRUMENTUM.

di Grumento Nova (PZ)

 

Grumentum viene fondata nella prima metà del III sec. a. C., qualche anno dopo la deduzione della colonia latina di Venusia (291 a. C.), quale avamposto che impedisse il passaggio tra la costa ionica e quella dell’odierna Calabria (il Bruttium) con la Lucania, e con le vicine Campania e Puglia (Apulia).

Il territorio dell’Alta Val d’Agri, un tempo lago pleistocenico, era abitato da popolazioni indigene enotrie in contatto, in epoca arcaica, con la civiltà magnogreca ed etrusca, e poi conquistata dai Lucani che, tra la fine del V sec. a. C. e gli inizi del III secolo a. C., hanno costruito nel territorio villaggi, fattorie, con aree di necropoli, centri fortificati e santuari rurali.

La ricerca archeologica è iniziata con Carlo Danio Ceramelli (1669-1737), che scopre il Capitolium, e recupera numerose epigrafi, in parte riutilizzate come il materiale di spoglio in Saponaria, il centro in cui si sono arroccati i grumentini sfuggiti alle scorrerie arabe del IX-X secolo.

 

Il parco consiste nel sito dell’antica città (circa m. 900 x 300), nei resti dell’ acquedotto augusteo, che superava con un arco la tardo-imperiale Via Herculia, che da Venusia conduceva alla Via Capua-Regium tramite il bivio di Nerulum (Castelluccio Inferiore), e lungo la quale rimane una tomba monumentale con tamburo cilindrico poggiante su uno zoccolo quadrato.

 

L’impianto urbano, articolato in decumani e cardini che attraversavano il pianoro e formavano insule (forse di m. 35 x 90), difeso naturalmente da due valloni, tra il torrente Sciaura a nord e con un altro corso d’acqua oltre il quale si estende la pianura del fiume Maglia, contiene nella terrazza centrale i più importanti complessi monumentali : il teatro di età giulio claudia, ristrutturato tra il II ed il III sec. d. C., di cui si è conservata buona parte della cavea, suddivisa in cinque cunei, un unico blocco in situ nella parte inferiore, con funzioni di posto a sedere e di gradino, alcune lastre lapidee che la separavano dall’orchestra, il podio in muratura, la scena con tre ingressi, il corridoio interno di servizio e un accesso esterno aperto su un’area porticata, forse anche palestra, da cui si entrava anche nel vicino Tempio A. Dedicato probabilmente alla divinità egizia Arpocrate, esso è di tipologia italica ( alto podio, gradinata sulla fronte, un’ara e un porticato), ed è aperto sul decumano, il principale asse stradale, delimitato da marciapiedi e da un colonnato ( II sec. d. C.). Su questo si affacciano le botteghe della contemporanea e sontuosa "domus dei mosaici", con atrio provvisto di una edicola dedicata ai Lari, ed ai lati di cubicula (piccole camere da letto) ; con due piccoli triclini pavimentati a mosaico, e il centrale tablino ; con il peristilio e, in fondo, un grande triclinio. A Nord è è il settore comprendente la cucina, i magazzini, i locali per i servi (pars rustica), e un ampio ingresso posteriore per l’ingresso dei carri con le merci.

 

Dalla casa si poteva accedere al Tempio B, dal culto non identificato ; da questo, proseguendo, si raggiungono le Terme repubblicane (fine I sec. a. C.-V sec. d. C.), di cui si sono individuati lo spogliatoio (apodyterium), il frigidarium circolare con pavimento in opus spicatum , il tepidarium ed il calidarium, sostenuti da suspensurae in mattoncini, utili alla diffusione dell’aria calda sprigionata da forni.

 

L’area del Foro ( età augustea- tiberiana) è delimitata a Sud dal Tempio C, di culto imperiale, e a Nord dal Tempio D o Capitolium, dedicato alla Triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva), presso cui, ad occidente, passa il decumano. Ad ovest è il lungo muro , con semicolonne in laterizio e in opus reticulatum, della Basilica, luogo di mercato e di giustizia, e, più a Nord, altri ambienti pubblici, di cui uno di forma circolare, dalle funzioni non accertate (di culto, o, persino, cisterna ?).

 

Delle Terme imperiali (III-V sec. d. C.) si osservano un piccolo ambiente ed un corridoio con volta a botte e il calidarium con abside semicircolare e impianto di riscaldamento.

 

La chiesa della SS. Assunta, che presenta tre navate e tre absidi, rimaste in parte, era la cattedrale dell’antica diocesi grumentina, istituita probabilmente già nel IV sec. d. C. in onore del martie Laverio (novembre 312 d. C.)

l’anfiteatro, con la non perfetta ellissi formata dalla congiunzione di due moduli differenti, il primo che utilizza in parte il pendio collinare, l’altro del tutto costruito in muratura, è quasi contemporaneo a quello di Pompei, con cui presenta significative analogie nelle gradinate esterne, e nell’ubicazione urbana nord-orientale, presso la cinta muraria,di cui qualche tratto si è individuato nel settore occidentale della città. presenta due ingressi principali lungo l’asse Nord-Sud, ed altri secondari al lato orientale.

Nel Museo, inaugurato il 16 dicembre 1995, ad una interessante foto satellitare e pannelli illustrativi delle caratteristiche del territorio e dei siti archeologici.

Segue la sezione preistorica con i resti faunistici rinvenuti nella loc. S. Giuliano, pervenuti da vecchie collezioni : frammenti di una zanna, molari ed altre ossa di un elephas antiquus, denti di equidi che frequentavano, il bacino pleistocenico, all’incirca 120.000 anni fa.

Quanto alla matura Età del Bronzo (seconda metà del II Millennio a. C.), la loc. Civita di Paterno era una stazione stagionale, posta su una collina dominante la valle sottostante e ubicata lungo tratturi di collegamento con il Vallo di Diano e la costa ionica. Qui e nel contemporaneo sito sull’altura di Murgia S. Angelo di Moliterno, ove anche le grotte erano utilizzate come dimora o, anche, per il culto, si documenta una abilità tecnica sia nella caratteristica ceramica ad impasto ( ad es. ciotole carenate con ansa sopraelevata per attingere o mescolare il latte, decorate, ad es. con bande punteggiate a forma di meandri, riempite di pasta bianca che conferisce una bicromia), sia in agricoltura, con i pestelli di macina per cereali.

Il periodo arcaico presenta nel corredo di una sepoltura della contrada S. Donato di Marsiconuovo (VII sec. a. C.), caratteristici ornamenti in bronzo (armille e anello a spirali, orecchini in filo), mentre la sepoltura della contrada Agri (seconda metà VI sec. a. C.), attesta l’importanza di questa valle (ceramica acroma o con decorazione subgeometrica), tramite commerciale e, quindi, anche culturale, tra la costa ionica ( coppe su alto piede di produzione "coloniale", spiedi ed alari per il consumo delle carni originario del mondo greco), e il mondo etrusco-campano ( bacile in bronzo con orlo perlinato e con tre piedi)

Il periodo lucano (fine V-inizi III sec. a. C.), a differenza dei pochi esempi del V sec. a. C., è abbastanza ben documentato : la sepoltura maschile n. 5 della località Vracalicchio di Montemurro con i due cinturoni in bronzo che riflettono il ruolo di guerriero del defunto, con i fittili lrelativi allaa produzione locale ( focaccia, grappolo d’uva, caciottina, favo) ; con la grattugia in bronzo, collegata alla produzione del formaggio, con il candelabro in piombo che simbolicamente illumina la dimora eterna, con gli spiedi in piombo per il consumo carneo ed con i vasi per la libagione (ad es. il cratere a campana, la pelìke, etc.), che ritroviamo anche nella vicina Tomba femminile n. 8 ; specificamente di uso femminile sono i vasi a figure rosse come il lebete nuziale, la pisside stamnoide ed un piccolo vaso in pasta vitrea, forse di produzione alessandrina ; ed anche i vasi monumentali come il cratere a calice decorato nello "stile di Gnathia" o, nella tomba 9, l’anfora di tipo panatenaico e la pelìke a figure rosse.

Il santuarietto rurale, scoperto presso la chiesa di S. Marco, e dedicato probabilmente alla dea Mefite ed al culto campestre, conteneva materiale coroplastico di produzione locale, consistente in figure panneggiate sedute o stanti ( reggenti, ad es., con la sinistra un kalathos colmo di fiori (fecondità), in una offerente ( stringe al petto un porcellino), nell’Artemide Bendis, coperta da pelle ferina e collegata al mondo ctonio.

La città è fondata sul pianoro ed è protetta da una cinta muraria, già attestata nel 207 a. C., quando avviene la battaglia tra il console Claudio Nerone ed Annibale ; e, danneggiate, dopo la centuriazione dei Gracchi (seconda metà II sec. a. C.), dal saccheggio degli Italici (Guerra sociale : primo decennio del I sec. a. C.)

Il Foro, ha restituito interessanti frammenti di periodo imperiale : la testa velata di Livia Drusilla, vedova e sacerdotessa del culto di Augusto, rinvenuta presso il Tempio C, una spalla di militare con corazza decorata con una Nike alata, I sec. d. C. ; la mano di statua colossale, reggente fiaccola ; il torso maschile , copia di un originale di età classica ; la pisside in avorio con scena simposiaca di tipo dionisiaco, dall’edificio circolare, II sec. d. C.

Al culto afferisce il torso di Arpocrate, al privato la fistula in piombo con il nome del proprietario, della famiglia degli Stasi, e dell’artigiano, il trapezoforo a forma di pantera (dalla "Domus dei mosaici"). Le epigrafi esposte sono relative ad imperatori (a Tiberio), al culto imperiale (al "divino" Severo, 211 d. C.), alla colonia (metà II sec. d. C.) etc. ; e il ricco medagliere, introdotto dalla scheda sulle monete di bronzo prodotte nel III sec. a. C. dalla zecca grumentina.

Se una moneta longobarda, con immagine dell’imperatore Eraclio (610-641 d. C.), data al tardo antico la necropoli antistante all’ingresso della chiesa di S. Marco, medievale è il bassorilievo raffigurante il giovane martire S. Laverio (312 d. C.), cui si allaccerà la diocesi grumentina ; da questa deriverà, dopo la sua distruzione ad opera dei saraceni (X-XI sec.), quella di Marsico.