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11/10/2004
Melfi alla scoperta di nuove chiese rupestri sul Vulture

Testimonianze di una fede popolare, di una vita fatta di solitudine e preghiera, si ergono solitarie in un connubio perfetto tra arte, spiritualità e natura, massima espressione dell'incontro di due diverse culture, di due diversi modi di vivere la fede, per molti versi in antitesi, Oriente ed Occidente, monaci Basiliani e monaci Benedettini.

Le cripte rupestri del Vulture, magnifico risultato di quest'incontro, di questa fusione di culture
sono sempre più al centro dell'attenzione di visitatori e studiosi provenienti da tutta l'Italia e non solo. Finalmente la nostra comunità inizia a prendere coscienza di questo patrimonio storico-artistico d'inestimabile valore, il quale dopo aver superato la vetustà del tempo e l'imperizia dell'uomo è ormai pronto per essere valorizzato.

In quest'ottica si muove l'Archeoclub di Melfi che da un anno e mezzo circa, sta passando al setaccio il territorio del Vulture a "caccia di grotte" per realizzare un vero e proprio censimento delle chiese rupestri.

La ricerca finora è stata molto proficua, infatti abbiamo individuato nel territorio melfitano altre tre cripte rupestri affrescate, di cui due completamente inedite e sconosciute. L'ultima scoperta in ordine di tempo è anche la più preziosa, infatti se per le altre cripte si può parlare di uno stato di degrado avanzato e di una qualità pittorica e uno stile inferiori, la cripta della "Crocifissione" (nome che le abbiamo dato rifacendoci allo stupendo affresco che la caratterizza, una Crocifissione appunto) stupisce immediatamente l'osservatore per la bellezza dell'affresco e la buona conservazione (anche se servirebbe una ripulita dalla patina, formatasi
sicuramente per la presenza di un camino a sinistra dell'entrata, che finora ha protetto l'affresco dal degrado ma che allo stesso tempo ne altera i colori).

La cripta in oggetto, ad una sola navata, è divisa in due parti (simile a S. Lucia dei Giaconelli): una scavata nella roccia con copertura a mo' di cupola e parete di fondo piatta (dove ha sede l'affresco, manca l'altare) ed un avancorpo in muratura voltato a botte costruito forse per ripararla da eventuali frane o dalle intemperie. L'angusto locale ha le seguenti misure: lunghezza mt. 5.50, larghezza mt. 2.20 e altezza di mt. 2.50; lungo le spoglie pareti laterali (si notano minuscole tracce di pittura) si aprono tre basse nicchie o cappellette altrettanto spoglie, due a destra (semicircolari) ed una a sinistra (piatta).

L'affresco che ha sede nella parete di fondo è incorniciato da una semplice linea rossa con bordi neri e si caratterizza per un bellissimo Cristo in Croce ai fianchi del quale simmetricamente sono raffigurati una Madonna ed un Santo Martire(?) a sinistra e ancora una Santa Martire non meglio identificata ed un Santo a destra, da noi identificato in San Leonardo per via della catena culminante con due ceppi (il culto del quale fu introdotto in Italia Meridionale dai Normanni!).

L'affresco inoltre pone alcuni interrogativi, infatti oltre alle due figure non ancora identificabili, elemento interessantissimo e che sarà oggetto di studio è la presenza affianco al volto di S. Leonardo di un'altra testa (con cappello o mitria) che suggerisce l'ipotesi di un altro strato di affreschi (forse più antichi?).

L'euforia della scoperta e la patina che ricopre in più punti l'affresco non ci hanno permesso di compiere studi più accurati che sicuramente in futuro ci permetteranno di puntualizzare meglio i dettagli della cripta e dell'affresco in oggetto.