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01/08/2007
Walter Mazzitti chiede che si faccia chiarezza sul recupero del Teatro Romano di Teramo

Walter Mazzitti, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia Onlus, ha richiesto alla Direzione Regionale d’Abruzzo del Ministero per i Beni e delle Attività Culturali, un sopralluogo urgente per verificare lo stato dei lavori relativi all’abbattimento di un edificio, Palazzo Adamoli, situato all’interno dei resti del Teatro Romano di Teramo. I lavori sono stati avviati alcuni mesi fa su finanziamento della Regione Abruzzo, Assessorato alla Cultura, che aveva acquistato in precedenza l’edificio alla scopo di abbatterlo ed avviare così il definitivo recupero del teatro romano, uno dei meglio conservati del Piceno. La stessa Regione ha annunciato di voler presto procedere, con un secondo finanziamento, alla acquisizione di una ulteriore porzione di fabbricato adiacente Palazzo Adamoli, necessario al completo recupero del monumento antico. I lavori di smantellamento in corso sembrano invece andare in senso opposto.

L’ANTEFATTO
Oltre 25 anni fa fu lo stesso Avv. Mazzitti, allora presidente della sede locale di Teramo, a proporre il recupero e il pieno riutilizzo del grande teatro, capace di oltre 2000 posti a sedere, attraverso l’acquisizione e il conseguente abbattimento degli edifici che occupano buona parte delle strutture antiche. Solo qualche anno fa, anche sulla spinta di altre associazioni, quali Teramo Nostra, il tema è stato riproposto con vigore e convinzione, nonostante che la precedente amministrazione della città di Teramo, allora presieduta dal Sindaco Sperandio, avesse manifestamente rifiutato l’offerta di vendita dell’edifico da parte della famiglia Adamoli.
L’immobile, dunque, qualche anno fa, è stato promesso in vendita ad una società edile che ne avrebbe realizzato dei residence.
L’Avv. Mazzitti - rivela oggi - di essere tempestivamente riuscito a convincere il Ministero per i Beni Culturali - ad esercitare - primo caso in Italia - il diritto di prelazione sulla vendita del palazzo Adamoli, per poi abbatterlo, al prezzo di circa un miliardo delle vecchie lire. Purtroppo, l’atto con il quale il Ministero annunciava formalmente di voler esercitare il diritto di prelazione non è stato notificato nel termine dei 60 da parte della Soprintendenza archeologica d’Abruzzo, a tal proposito delegata. Cosicché Palazzo Adamoli è stato acquistato dalla società privata che molto rapidamente ha avviato i lavori di ristrutturazione dello stesso.
Nel mentre la magistratura teramana, investita del problema da parte dell’Associazione Teramo Nostra, ha avviato un’inchiesta sulla mancata notifica della prelazione, la società di costruzioni, ha stranamente deciso di vendere Palazzo Adamoli ad altra società del Nord. La Regione Abruzzo, a questo punto, sollecitata anche da Archeoclub d’Italia, sostituendosi allo Stato, il cui primo tentativo era andato disgraziatamente a vuoto per le ragioni ricordate, ha deciso di esercitare il diritto prelazione sulla seconda vendita ed ha fortunatamente acquisito l’immobile. Purtroppo ad un prezzo due volte superiore a quello iniziale. Anche sul punto la magistratura, non solo quella penale, dovrà compiere i necessari accertamenti.
” Qualcuno dovrà pur rispondere – sostiene l’Avv. Mazzitti - per la maggiore somma che la Regione si è vista costretta a pagare per poter entrare nella disponibilità dell’immobile e consentire quindi di portare avanti il progetto di recupero del teatro romano”. Il lentissimo andamento del lavoro di smantellamento del palazzo Adamoli, eseguito da una impresa sotto la vigilanza della Soprintendenza ai Monumenti dell’Aquila, ha fatto sorgere qualche legittimo dubbio sulla corretta esecuzione del progetto complessivo. “Sembrerebbe, - ha dichiarato l’Avv. Mazzitti - che la Soprintendenza sia orientata a salvaguardare la persistenza di quella parte dell’immobile non ancora acquisito alla pubblica disponibilità, compromettendo quindi, il definitivo recupero del teatro romano. Non solo, ma ciò renderebbe del tutto vano il sacrificio finanziario compiuto dalla Regione che al contrario, così come confermato dall’attuale Assessore Betty Mura, essa intende andare avanti nel programma di recupero acquisendo l’ultima porzione del complesso immobiliare che insiste sulle rovine del monumento.”

Il sopralluogo congiunto richiesto dall’Avv. Mazzitti, da effettuarsi alla presenza dell’Assessore Regionale Betty Mura, e dell’Associazione Teramo Nostra che tanto ha fatto per sostenere l’iniziativa di recupero, è assolutamente indispensabile ed urgente per fare chiarezza sulla intricata vicenda e garantire l’iter di recupero e di riutilizzo del teatro romano di Teramo.