Ancora una volta lo scempio sul monumento principale e più famoso di Trani si è compiuto! La distruzione vandalica di parte del leone posto allingresso della Cattedrale (foto1), come si presentava con il portale in bronzo del Barisano da Trani, ora allinterno delledificio sacro dopo restauro) dedicata allImmacolata Concezione, nonché già a San Magno Vescovo nonché al Santo Patrono Nicola Pellegrino, è stata ricommessa. Nottetempo la parte superiore del leone in pietra è stata danneggiata pesantemente e poi, in ritardo, asportata, per non correre rischi di trafugamento assieme ai pezzi più piccoli, poi recuperati (foto2). Lopera di risarcimento è cominciata mentre si scrive questa pagina informativa (foto3). Non è la prima volta che tale scempio si abbatte sugli elementi decorativi della Cattedrale; già almeno altre due volte i leoni sono stati oggetto di danneggiamenti. Fatto ancora più inquietante: il giorno dopo si è rilevato un altro danneggiamento al leone posto sulla scalinata della chiesa settecentesca di SantAgostino, proveniente da un precedente edificio non identificato con certezza. Qui non solo si è rovinata la superficie marmorea, ma con un pennarello è stata imbrattata la testa dello stesso (foto4). Probabilmente questa seconda opera è frutto di idioti spinti da una possibile publicizzazione della malefatta, sullonda della precedente. Forse la auspicata video sorveglianza, già precedentemente annunciata dalla Amministrazione Comunale, verrà realizzata; ma basterà? Di giorno la presenza di Forze dellOrdine presso la Cattedrale è certa, essendo dirimpetto ubicato il Tribunale, ma altri monumenti del centro storico, e non solo, sono ad alto rischio; una dislocazione di Vigili, utili comunque per la presenza di turisti, sarebbe auspicabile in alcuni punti della città di giorno e di notte una attenta osservazione con ronde più frequenti da parte di queste stesse pattuglie. Ma accanto ai danni dei vandali, vi sono quelli dellincuria. La pietra di Trani è noto sgretolarsi col tempo dal monumento (foto5), vuoi per gli agenti atmosferici, quelli inquinanti e finanche i rumori dovuti anche alle manifestazioni pirotecniche che questanno, presa coscienza del pericolo, sono state limitate per la festa del Santo Patrono, dato che i fuochi artificiali vengono fatti deflagrare nei pressi, anche per la vicinanza del porto cittadino, fulcro della manifestazione. Lamentele sono state sollevate da parte di persone per la ridotta manifestazione folkloristica, forse, si spera, non bene informati dei danni arrecanti al simbolo cittadino. Folklore e turismo si, ma con rispetto e soprattutto sperando nella decentralizzazione dei tristi uffici Giudiziari dal Centro storico, soffocato e congestionato da traffico chiassoso e disordinato, proprio nel punto di maggiore concentrazione di monumenti principali della cittadina quali la Cattedrale, il Castello, e la via con i Palazzi storici tra i più rappresentativi, posti in via Beltrani - con la presenza anche dellArcivescovado - oramai sempre più occupati da grigie e squallide sedi giudiziarie. Più rispetto, più salvaguardia reale, più ordine, innanzitutto da parte delle Amministrazioni, con presa di decisioni puntuali in merito, costi quel che costi, perché il monumento non si ricostruisce se scompare.
Giuseppe Ruggiero Presidente della Sede di Trani
SantAgata dei Goti
di Giacomo Porrino
Un altro rinvenimento, l'ennesimo, lungo il cantiere della strada fondovalle Isclero, nel territorio del comune di Moiano, in provincia di Benevento. Le operazioni di scavo d'emergenza, condotte da Adele D'Onofrio, hanno consentito di riportare alla luce i resti di una tomba a camera datata al III secolo a.C., di non secondaria importanza per lo studio del comprensorio archeologico di Sant'Agata dei Goti. Un'incredibile leggerezza, forse non la prima, nella gestione del cantiere della strada, ha purtroppo compromesso gravemente l'integrità di tale rinvenimento, danneggiando più della metà della sepoltura e impedendone, di fatto, una più compiuta investigazione. Sono andati così perduti cospicui brani di intonaco dipinto che ornavano i banchi, come pure perduti sono l'ingresso posto a nord e lintera copertura. L'ennesimo scempio, l'ennesimo pezzo prezioso di un passato ancora tutto da capire andato perduto sotto il maglio dell'incompetenza, dell'insensibilità. La Soprintendenza ai beni archeologici, dietro la sollecitazione della sezione di Archeoclub d'Italia di Sant'Agata dei Goti, dovrebbe a questo punto agire con decisione contro simili spropositi, come pure le istituzioni locali, da sempre perlomeno distratte, dovrebbero finalmente assumersi le loro responsabilità. Quello del territorio tra Sant'Agata dei Goti e Moiano, lungo il fondovalle del fiume Isclero, è meta dell'antiquaria prima, dalla seconda metà del XVII secolo, e degli studi poi, illuminanti anche se episodici, di Ferdinando Colonna nell'ultima parte del XIX secolo e i primi anni del XX. Più recentemente, si devono alla Soprintendente di SA-AV-BN Giuliana Tocco, con lassistenza della responsabile di zona Maria Fariello e soprattutto allarcheologo Werner Johannowsky, i contributi più rilevanti e per più di un aspetto decisivi circa l'individuazione di Saticula. Ma tutto questo, un'intera area dal ricco portato archeologico, rischia di decedere definitivamente se non si porrà un urgente rimedio all'indifferenza dietro cui si cela linteresse criminale degli scavatori clandestini, i quali non a caso se ne servono come un autentico spaccio a basso costo di reperti da smerciare dappertutto. Non è certo il primo rinvenimento di un certo rilievo quello attuale, negli scorsi mesi sono stati ritrovati avanzi di strutture murarie a Coturni, frazione di SantAgata dei Goti posta a confine col territorio di Moiano, a breve distanza dal sito della tomba. Nella stessa area, nella frazione Paolini, e sempre lungo il cantiere dellinfrastruttura, è pervenuto un complesso di cisterne e cunicoli in larga parte inesplorato. Tra Moiano e Airola, è stato sventrato un condotto idrico ritenuto di età romana in località Palata. Chissà di quanto saremo costretti ad aumentare questo triste elenco di devastazioni, frutto del pressappochismo criminale della logica da opera pubblica. È davvero desolante notare come le uniche occasioni di studio e approfondimento derivino proprio da cantieri di questo tipo, di cui pure occorre saper profittare per recuperare quel poco che si può, ma che non deve affatto esaurire il problema nella sua complessità e nella sua scandalosa urgenza. Chi indagherà e con quali risorse, infatti, tutte quelle aree attigue ai rinvenimenti, di cui sarebbe necessaria una rigorosa prospezione?
Emergenza ambientale in Abruzzo
LAbruzzo è stata terra di pastori e tale inerzialmente si conserva nellimmaginario nazionale. Se non molto tempo fa DAnnunzio cantava:Ora in terra dAbruzzo i miei pastori..., gli attuali politici della regione sembrano vergognarsi di quel passato e vogliono scrollarsi di dosso persino il ricordo di quellodore di pecora e di pecorino. La parola dordine è modernizzare. Che del vecchio Abruzzo non rimanga più niente. Che strade, superstrade ed autostrade lo percorrano per ogni dove fin nei recessi più riposti e preziosi, che si sbudellino boschi millenari, che si sventrino incantevoli altipiani, che lasfalto sfregi preziose chiese tratturali, che le pale eoliche sfigurino il paesaggio, che ogni comune progetti di cementificare il litorale con il proprio porto turistico. La straordinaria Piana di Navelli, che incantò per la sua magia Silone, dimenticatela: è morta. Lhanno uccisa lasfalto e il cemento. Allinterno del Parco della Majella, il cuore dei boschi che fasciano i monti che vanno da Roccaraso a Gamberale, a Pizzoferato, al Sangro verrà espiantato per fare posto ad una superstrada. A Sulmona, sul Monte Morrone, proprio accanto all eremo di Celestino V e al tempio di Ercole Curino, si progetta di costruire un villaggio delle religioni, una sorta di duplicato dell Italia in miniatura costituita dalle chiese, sinagoghe e moschee più importanti del mondo. Ma non è finita. Perchè lodore della pecora svanisca per sempre soppiantato dallodore e il rumore dei motori, vicino a Pescara, verrà costruito un gigantesco Grand Prix con shopping mall, gemello di quello del Bahrein e degli Usa.
Ezio Pelino
Contro le cave
di Raimondo Giustozzi
Le sedi locali d'Abruzzo si sono riuniti a Pescara ed hanno preso atto che,
nel corso del costruttivo incontro svoltosi fra alcuni dirigenti centrali
dell'associazione e l'assessore alle attività produttive, Valentina Bianchi, è stata interamente
confermata lassoluta gravità della situazione relativa al controllo, al censimento, alla bonifica ed
alla regolamentazione delle attività estrattive in Abruzzo.
Non abbiamo alcuna prevenzione contro questa attività, che è pur necessaria e non può
essere abolita, ma dobbiamo ricordare come la civiltà di un popolo si misuri, soprattutto, nella sua
capacità di coniugare - con intelligenza e sensibilità - la necessità di sviluppo e di attività
economica, con la doverosa conservazione del paesaggio e dell'ambiente.
Denunciamo, quindi, il fatto che lAbruzzo sia l'unica regione d'Italia a non aver redatto un
piano - cave, così consentendo un'incontrollata e selvaggia attività che spesso privilegia pochi furbi
i quali, da questa situazione di anarchia hanno tutto da guadagnare. E' quindi facilmente deducibile
che ogni ulteriore indifferenza apparirebbe indice di grave inciviltà, se non di autentica complicità.
E' molto grave che sia rimasto inattuato anche quel tentativo di imporre una
regolamentazione interlocutoria (previsto dallart. 168 della legge finanziaria regionale del
26/04/04) che disponeva, nell'attesa di un piano cave, la redazione di un disciplinare provvisorio
che individuasse le aree suscettibili di attività estrattiva (anche attraverso un'indagine
giacimentologica e tecnico produttiva) e la formulazione di criteri e prescrizioni alti a
salvaguardare zone soggette a particolare tutela, i criteri per il rilascio delle singole concessioni o
autorizzazioni all'interno delle aree delimitate.
La responsabilità di questa situazione è equanimemente ascrivibile alle varie maggioranze
succedutesi al governo della Regione in tutti questi anni e, per tale motivo, rivolgiamo un pressante
e vibrato appello al Presidente della Giunta Regionale, agli assessori, ai singoli consiglieri e ai
gruppi consiliari, affinché si impegnino perché abbia a cessare questa grave espressione di barbarie
e dinciviltà inserendo, nella prossima legge finanziaria, i necessari fondi atti a predisporre un piano cave, effetuare un censimento sulle cave dimesse e non bonificate onde iniziare una progettazione del loro recupero, nonché individuare e colpire le eventuali omisioni di coloro i quali avrebbero dovuto controllare la realizzazione dellobbligatorio recupero ambientale, potenziare le attività di controllo, effettuare un vero studio che quantifichi le reali necessità di materiale estrattivo ella regione onde evitare che lAbruzzo alimenti, a spese del proprio territorio, anche le necessità ai approvvigionamento di altre regioni limitrofe, più accorte e sensibili.
Chiediamo infine sia redatto ed approvato in pochissimi mesi il disciplinare citato di cui allart. 168 della L.R. di bilancio 2004 che veda coinvolte, nella sua stesura, anche quelle associazioni nazionali di tutela ambientale che ben conoscono il territorio abruzzese e le sue valenze paesaggistiche ed artistico-culturali; venga nel frattempo sospeso il rilascio di nuove concessioni ed autorizzazioni o che, in ogni modo, queste vadano solo a compensare la quantià di estrazione di quelle che venissero nel fratempo dimesse; le autorizzazioni di estrazioni per cubature superiori ai 100.000 mc. impongano, al richiedente, di indicare preventivamente da quali cave preleverà il terreno necessario alla successiva tombata; gli uffici che devono rilasciare concessioni od autorizzazioni, ed effettuare controlli, ottengano, un minimo di disponibilità economiche per effettuare i necessari sopralluoghi senza i quali qualsiasi norma è del tutto vanificata; che nellazione di censimento e controllo, oltre ai comuni, siano coinvolti non solo il Corpo Forestale dello Stato, ma anche la Polizia Provinciali. Da talune Amministrazioni Provinciali, infatti, questultima viene ora usata impropriamente anche per unazione di controllo sulle strade (in aggiunta a Carabinieri e Polizia Stradale) distraendola, quindi, dagli scopi istituzionali per cui era stata creata: il controllo del territorio e dellambiente. A questi corpi anno ovviamente assegnati gli strumenti tecnici necessari, previa specifica formazione.
Tutela per Santa Maria in Valle Porclaneta
II presidente di Archeoclub dItalia, sede della Marsica, avvocato Umberto Irti, torna all'attacco per i lavori di sistemazione dell'area circostante la chiesa in Valle Porclaneta a Rosciolo. In una lettera inviata alla Soprintendenza d'Abruzzo, Direzione regionale beni culturali e paesaggistici, nonché al sindaco di Magliano, rileva: «Questa associazione fa proprie le perplessità di recente espresse dal comitato popolare per Santa Maria in Valle Porclaneta in ordine alle modalità di esecuzione dei lavori di completamento del sagrato antistante la chiesa. In particolare si condivide il rilievo formulato in ordine alla pavimentazione che, anziché essere sistemato in terra battuta, rischia di essere coperto con pezzami di pietra locale. Tale soluzione scrive Irti non trova alcuna giustificazione sul piano della tutela del monumento. Di qui la necessità di richiamare l'attenzione sulla ineludibile esigenza di eseguire interventi il più possibile rispettosi di quel luogo e delle testimonianze archeologiche sottostanti il sagrato stesso.