20/12/2006 IL DIBATTITO - BASTA CON GLI IMBRATTAMURI
Mai con lo spray
Con l'intervento del consigliere nazionale e coordinatore regionale per l'Abruzzo Giulio De
Collibus apriamo il dibattito sulla questione degli "imbrattamuri". Riteiamo infatti che sia giunto il
momento, anche se tardivo, di riflettere sul fenomeno già affrontato peraltro tredici anni fa dal
ministro Ronchey con un provvedimento ad hoc poi perso nel nulla, e che Vittorio Sgarbi ha posto
nuovamente alla ribalta definendo artistici i graffiti del Leoncavallo
Il proliferare di "imbrattamuri" (perché così vanno chiamati, senza indulgere a parole inglesi quali
writers o altro) sta devastando gradualmente tutte le nostre città, in particolare quelle cosiddette
d'arte (ma quanti sono i comuni italiani che non siano tali?).
Come il solito, da bravi provinciali, questi giovinastri hanno scimmiottato solo il peggio di quello che
viene dagli Stati Uniti, vedendo i tanti film nei quali i vagoni dei treni sono ricoperti da improbabili
pitture.
Purtroppo la società, le autorità comunali e statali, non hanno reagito immediatamente e
decisamente, e il fenomeno è andato espandendosi a vista d'occhio divenendo una vera e propria
emergenza nazionale, anche se si tratta esclusivamente di piccoli gruppetti i quali, però, da soli
riescono a distruggere l'estetica, l'armonia e l'equilibrio di un'intera città lasciata alla loro mercé.
Vittorio Sgarbi si è recentemente recato a Milano a vedere i graffiti del Leoncavallo
rilevando un loro contenuto artistico. Non vogliamo discutere sulla valenza culturale della pittura
leoncavallina (che nello specifico potrà anche esistere) ma, così facendo, egli ha commesso un
grave errore: quello di spingere ulteriormente tutti gli sporcaccioni d'Italia a sentirsi potenziali
artisti le cui doti potranno essere prima o poi riconosciute. E' bene, infatti, ricordare che la quasi
totalità dei graffiti ha, invece, uno stile estremamente ripetitivo ed omologato da sembrare quasi
produzione di pochissime mani.
Ben diverse sono le espressioni d'arte da strada, come quella dei pittori di murales (che in
questo caso riescono a rendere piacevole ed interessante anche il paesino più anonimo) o di certi
"madonnari", che vanno sempre più scomparendo, ma la cui espressione artistica si esaurisce nello
spazio di un giorno, senza lasciare conseguenze, per rinascere immediatamente dopo in altri luoghi.
Dopo la realizzazione dell'elevato ferroviario della nuova stazione di Pescara, con la
costruzione dell'orribile muro di contenimento che percorre la città per tutta la sua lunghezza,
vennero invitati ad esprimersi alcuni artisti di "murales" di livello intemazionale ed in questo modo,
a lato della facciata della stazione, il cupo grigiore del muro è tuttora ingentilito e rallegrato da
alcune opere artistiche, tuttora in perfetto stato di conservazione. Ma questo, appunto, non ha nulla
a che vedere con gli imbrattamuri.
Qualcuno diceva in passato, con atteggiamento di colpevole accondiscendenza, che occorre
comprendere il bisogno di esprimersi di certi giovani. Se dovessimo consentire che tutte le pulsioni
che animano i singoli soggetti abbiano diritto d'espressione, sia a danno di tanti privati cittadini sia
di tutta la collettività, ricadremmo immediatamente nella barbarie.
Oggi, chi se la sente di restaurare e ripulire un edifìcio sapendo che nel giro di quindici
giorni o un mese esso verrà immediatamente imbrattato? Ci si rende conto del danno economico
estremamente rilevante che arreca una sola notte di attività di questi sconsiderati? E' giusto che si
proceda al restauro di un edifìcio pubblico, pagato dalle tasse di tutti i contribuenti, consentendo che
tutto questo denaro venga buttato al vento in poco tempo? Non ci vergognano di mostrare i nostri
bei palazzi antichi, i nostri porticati, i nostri monumenti ricoperti di sigle e ghirigori?
Infatti, oggi la prevalenza dei danni è costituita da sigle di riconoscimento con le quali gli
edifìci vengono marcati, alla stessa stregua con cui molte bestie marcano e delimitano il territorio
con la propria orina. Ed ora si sta passando anche agli autoveicoli come è capitato anche ad un
pulmino di Archeoclub d'Italia sede di Pescara.
Come intervenire
Occorre quindi intervenire con decisione e determinatezza agendo in diverse direzioni:
Necessita un decreto che limiti e controlli la vendita delle bombolette di vernice spray, vietandole ai
minorenni ed obbligando il commerciante ad una tenuta di registri che individui gli acquirenti.
Addirittura si potrebbe ipotizzare un blocco completo ma temporaneo della vendita, così come
avvenne per i fiammiferi antivento al tempo del terrorismo. Esso dovrebbe anche prevedere
un inasprimento delle pene ed inserire, comunque, l'obbligo della ripulitura (una legge in tal senso
era stata presentata al Senato, ma è stata poi bloccata dallo scioglimento del parlamento). Lo
chiedono gli stessi magistrati che si trovano ad aver le mani legate.
Nel frattempo, però, si possono localmente assumere diverse iniziative:
- i comuni intervengano tempestivamente sui regolamenti di polizia urbana;
- si inizi ad individuare gli autori (sveglia, signori sindaci e signori questori, la cosa non è
assolutamente diffìcile!), si comincino a far pagare loro i danni e, se minorenni, ai loro familiari.
Questi ultimi, quando dovranno sborsare migliala di euro, staranno forse più attenti a ciò che vanno
facendo la notte i loro rampolli; le pubbliche amministrazioni, inoltre, procedano in ogni caso,
anche penalmente, nei confronti dei soggetti colti sul fatto costituendosi sempre parte civile nei
processi;
-si usino, per gli edifìci pubblici e per i luoghi di maggior valenza architettonica, potenti telecamere
notturne;
si proceda a rimuovere, al più presto possibile, i segni abusivi, vanificano così l'azione del
"graffìtaro, " che aspira, invece, alla perpetuità della sua opera.
Contro gli imbrattamuri d'oltrealpe, per esempio, la Germania, ricorre agli elicotteri di vigilanza. I
velivoli sono dotati di telecamere a raggi infrarossi per cogliere in flagranza i maniaci che ogni
notte deturpano Berlino e le altre città con vernici nebulizzate che richiedono costosi restauri, oltre
500 milioni di euro l'anno. Negli Stati Uniti, le sanzioni pecuniarie contro i danneggiatori, se
individuati con certezza, raggiungono 25 mila dollari, mentre per i recidivi sono previsti tré anni di
reclusione.
In Italia taluni comuni, nel frattempo, hanno cominciato a reagire: a Roma Veltroni ha chiesto la
schedatura degli acquirenti di bombolette ed ha trovato l'immediata adesione del vice - sindaco di
Milano De Corato; sempre a Milano si stanno prendendo numerose iniziative destinate alla
ripulitura degli edifìci con interventi anche gratuiti per i proprietari degli edifìci mentre è sorta
un'associazione di cittadini anti - graffiti. A Como è stato costituito un nucleo speciale di polizia
urbana che ha portato alla denuncia di 30 imbrattamuri ed altri comuni stanno reagendo in vario
modo. Dispiace, però, dover rilevare come la quasi totalità delle iniziative parta solo da città del
nord.
Ogni decisione risulterebbe comunque vanificata senza una contemporanea azione preventiva:
- si individuino o si apprestino delle superfìci ove far esercitare costoro, organizzando anche dei
concorsi per consentire poi ai migliori di lasciare il frutto permanente della propria attività su
strutture che necessitino, comunque, di qualche forma di colore ed abbellimento;
- si sviluppi contestualmente nelle scuole un'azione educativa che, con l'ausilio di psicologi ed
educatori, faccia capire, innanzi tutto, l'estrema stupidità di certi gesti e ne ridicolizzi i responsabili
i quali, invece, si sentono oggi dei piccoli eroi.
Tutto ciò dovrebbe rientrare nell'insegnamento dell'educazione civica: materia negletta e derelitta,
ma che dovrebbe essere di primaria importanza in una società, quale quella italiana, ove il senso
civico purtroppo scarseggia.
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Una legge di 13 anni fa scomparsa nel nulla
Alberto Ronchey è tra quelli che si sono battuti con più forza per difendere le città storielle
dall'assalto dei graffìtari. Quando era ministro dei beni culturali, nel 1993, aveva proposto un
disegno di legge chiamato «antispray», rivolto contro l'uso arbitrario e non professionale delle
vernici nebulizzate, d'intesa con altri cinque dicasteri del governo Ciampi e trasmesso alle Camere.
Con quella legge si puniva per danno ambientale chiunque deturpasse gli edifìci, con sanzioni
aggravate contro i danneggiatori di "cose di particolare interesse artistico e storico". Era inoltre
previsto per l'industria chimica l'obbligo di segnalare sulle bombolette spray gli elementi della
composizione e di accludere dettagliate schede sui prodotti utili alla rimozione del colore. Un'altra
norma, poi, tendeva a limitare il commercio delle vernici spray al piccolo dettaglio, senza
penalizzare gli usi industriali e professionali. Ma l'intero testo, con il passaggio di legislatura, si
perse negli archivi parlamentari. Una legge del 1997, per vari aspetti blanda o poco incisiva, si
rivelò inefficace. Un recente disegno legislativo, avanzato dai Beni Culturali nel febbraio 2004, non
fu mai portato all'esame del Consiglio dei Ministri.
MANDATECI LE VOSTRE OPINIONI IN MERITO ALL'ARGOMENTO.