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La maiolica cinquecentesca di Castelli (TE)

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La maiolica barocca di Castelli era conosciuta ed apprezzata ovunque ma, per essere onesti, nel mondo degli studiosi e dei cultori, essa, di fronte alle fabbriche delle varie Faenza, Deruta ecc., godeva dello stesso tipo di considerazione che può ottenere un nobile di recente lignaggio di fronte ad un gotha che affondi le proprie origini in radici ben più antiche. Quando l’Archeoclub di Pescara iniziò quindi le ricerche a Castelli, non immaginava certamente quello che ne sarebbe derivato. A spingerci era il desiderio di approfondire e di conoscere aspetti della produzione castellana che in passato erano stati trascurati. Si conosceva l’abitazione di uno dei ceramisti più antichi, Orazio Pompei, e da un sopralluogo era stata identificata l’esistenza di uno scarico dell’antica fabbrica in quanto per i ceramisti il detto "Casa e Bottega" ha sempre calzato a pennello.

Quando, però, iniziò a rivelarsi subito una produzione del tutto diversa e sconosciuta in Abruzzo, si capì che ci si era trovati di fronte a qualche cosa di veramente importante. Le prime diapositive presentate al convegno di ceramologia che ogni anno si teneva a Pennabili, in provincia di Pesaro, suscitarono l’interesse immediato di studiosi che indirizzarono subito verso ipotesi che ci si trovasse di fronte ad alcune delle produzioni rinascimentali più prestigiose a livello mondiale e che, seppure in termini fortemente dubitativi, avevano avuto, indicata in passato, quale possibile paternità, vuoi Faenza, vuoi Castel Durante, vuoi Siena ecc. Altri nove anni di ricerche e di scavi diedero il responso definitivo e senza più alcun dubbio: La tipologia Orsini-Colonna, i cui pezzi ornano i più importanti musei del mondo, è di Castelli. Così pure di Castelli èrisultata la famosa "turchina", spesso decorata in oro, che costituiva il servizio commissionato da papa Alessandro Farnese nel ’500. La bottega di Orazio Pompei e dei suoi numerosi discendenti aveva conquistato, dal piccolo paese alle falde del Gran Sasso, la più importante e raffinata clientela d’Europa.

Furono, quelli delle ricerche, anni esaltanti ed entusiasmanti: venne alla luce anche una produzione di ceramica imgobbiata e graffiata tardomedievale di alta qualità. L’epilogo di tutto fu, come è noto, la grande mostra internazionale di Pescara del 1989 ed il convegno internazionale di studiosi ad essa concomitante che sancì ufficialmente le nuove attribuzioni, fugando cosi ogni residuo dubbio, anche quello (almeno si spera) di qualche provinciale scettico nostrano. Tutto si è allora completamente concluso e non c’è più nulla da scoprire? Non è così: dobbiamo innanzitutto dire che un lavoro più ampio sui tanti frammenti recuperati, e che si spera possa essere avviato dal Centro Ceramologico per lo studio della maiolica abruzzese, costituito di recente dal Museo delle Genti d’Abruzzo, con la partecipazione delle tre soprintendenze, può costituire uno "scavo" nello scavo. Ci sono, inoltre, ancora alcuni aspetti da approfondire sul terreno, sempre che si trovino gli opportuni finanziamenti. Avremmo però gradito essere informati di alcuni lavori pubblici recenti che, se da una parte avrebbero al momento enormemente facilitato tale ricerca, ora che sono stati conclusi, costituiscono indubbiamente degli ostacoli gravi.

D’altra parte il capitolo della maiolica abruzzese è ben lungi dall’essere completato. Altre fabbriche, di altri centri rimasti finora sconosciuti, si stanno affacciando prepotentemente alla ribalta facendoci rivivere, sia pure in parte, passate emozioni. Il problema è quello di arrivare in tempo, prima che ogni traccia scompaia a causa della mancata conoscenza, dell’ignavia e del disinteresse di tanti. Più di una volta, dopo tanti secoli, ci è capitato di essere arrivati troppo tardi, sia pure di un solo anno.