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Chiese Aperte | Isola del Lazzaretto Nuovo
CHIESE APERTE – Campagna nazionale

Elenco proposte

Sede di GRAVINA DI PUGLIA
• Monastero di Santa Teresa

Il convento di Santa Teresa fu costruito all’incirca nell’anno 1602 dal Vescovo mons. Vincenzo Giustiniani adiacente all’ex chiesa parrocchiale di San Matteo da cui prendeva il medesimo nome. .
Le fonti storiche riportano notizie sulla parrocchia di San Matteo sin dal 1474.
A quel tempo il Regno di Napoli al quale apparteneva anche la Puglia, era conteso tra gli Spagnoli di Casa Aragonese ed i Francesi discendenti della casa d’Angiò; quando Carlo VIII d’Angiò ritornò in Francia il Re Ferdinando d’Aragona riconquistò il regno perduto ed in seguito non si placò l’incessante subbuglio per la successione al trono che continuò con la disputa tra Re Alfonso d’Aragona e Ludovico III d’Angiò; ancora una volta riportò la vittoria Alfonso d’Aragona che volle premiare i baroni che lo avevano aiutato e fra questi si trovò il nostro avo il Conte Francesco Orsini il quale come premio per le sue fatiche ricevette il possesso della contea di Gravina ed il titolo di Duca .
Gravina da capoluogo di contea, diventò capoluogo di Ducato sotto i discendenti legittimi ed illegittimi della famiglia Orsini.
Questa chiesa è ubicata in pieno centro storico all’interno delle possenti mura cittadine poco distante dalla porta principale della città: quella di Santa Maria degli Angeli, poi chiamata dell’Aquila sotto il vescovado di mons. Vincenzo Giustiniani.
La chiesa è costituita da una sola navata e della sua più antica struttura non conserva che un pallido ricordo: resistono ancora due mutili arconi decorati con cassettoni in rilievo e in una monofora.
All’interno serba gelosamente custodito una tela rappresentante il crocifisso tra San Alfonso e la tela raffigurante l’Arcangelo con Tobia, due quadri firmati Domenico Gigante e datati Napoli 1815, inoltre e una sacra conversazione attribuibile allo stesso, di qualche interesse per la non comune iconografia. La tela di sfondo raffigura la madonna del Carmelo e Santi di Scuola napoletana del secolo XVII.
All’esterno la facciata è monca perché è addossata ad un conservatorio che il vescovo aggiunse all’ex chiesa parrocchiale di San Matteo con l’intento di accogliere fanciulle perdute -le penitenti- riuscì a ricoverarne 60 e a metterle sotto la regola di San Francesco. Esse vestivano l’abito di saio delle cappucinelle, portavano camice di lana, si alzavano in piena notte per pregare, vivevano in comune e si campavano di elemosina questuando di giorno nella città.
Questo conservatorio si mantenne per un certo periodo così come mons. Vincenzo Giustiniani lo aveva istituito.
Successivamente nel 1636 ad opera di mons. Arcasio Ricci fu convertito in conservatorio di clausura e da allora le ricoverate non uscirono più né andarono più questuando per la città.
Vivevano come più piaceva a loro vestendo chi l’abito delle clarisse e chi l’abito secolare nella maniera che a ciascuna faceva più comodo, continuarono a vivere in comune e non avendo un refettorio, mangiavano nelle rispettive celle accanto al letto. Pregavano liberamente quando potevano e ricevevano al parlatorio chi volevano.
Per essere ammesse in tale conservatorio occorreva una dote che da 150 ducati salì a 200 e poi a 300 con la facoltà di poterla ritirare in caso d’uscita e con l’obbligo di lasciarla a beneficio del conservatorio se trascorrevano in esso tutta la loro vita.
A riguardo dei viveri ogni monaca aveva diritto a mezzo tomolo di farina al mese, a 200 grammi di carne tre volte alla settimana, a mezzo staio di olio e mezza pesa di formaggio all’anno.
Nell’anno 1692 su istanza di suor Teresa Lacedonia e delle suore teresiane, prima madre Badessa, questo conservatorio fu trasformato in convento di clausura.
In esso non furono più ricoverate le fanciulle orfane e povere com’era stato praticato prima, visto che il conservatorio aveva anche un orfanotrofio amministrato dalle predette suore col denaro raccolto dalla questua
Da allora convento e chiesa persero il nome di San Matteo e di chiamarono di Santa Teresa.
Durante l’episcopato di Fra Vincenzo Ferrero appartenente all’ordine dei Predicatori di San Domenico, fu ripristinato il conservatorio ovvero orfanotrofio femminile soppresso nella costituzione del monastero di Santa Teresa e fu intitolato a Sant’Antonio di Padova ed eretto da Papa Benedetto XIII ad Ente Morale . Venne aggregato al medesimo convento di Santa Teresa ed amministrato da quelle suore.
Rimase questa situazione fino ai primordi del secolo XIX.
A causa delle rivoluzioni per l’indipendenza nazionale l’amministrazione di questo conservatorio fu tolto alle Teresiane e affidata a speciali amministratori che con il loro malgoverno lo ridussero in uno stato di totale prostrazione.
Nel 1875 fu nominato Presidente del conservatorio l’Avv. Giuseppe Gramegna che trovò le rendite dissipate e distratte altrove, trascurata la disciplina e l’educazione delle ricoverate, costrette a mendicare per il paese.
Immediatamente ed instancabilmente ne rivendicò le rendite e con saggia amministrazione ricondusse la lodevole istituzione al suo vero scopo e come tale venne a far parte della congregazione di carità che insieme ad altre istituzioni similari costituì l’ ENTE MORALE di Assistenza E.C.A .oggi scomparso.

Per informazioni
Giovanni Lorusso
Via delle Crociate, 32 – 70024 – Gravian in Puglia (BA)
Tel. 080/3264614