Gli ori di Oplontis |
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La mostra è stata organizzata a Teramo nel 1990 da Archeoclub d'Italia, in collaborazione con il Ministero per i Beni Culturali, la Soprintendenza Archeologica di Pompei e il Comune di Teramo. Questo il consuntivo dell'evento: Trentasei giorni di mostra, più di 10.000 presenze, distinte in 4475 donne e 4549 uomini con un'affluenza assai elevata di scuole: i numerosi invitati hanno avuto la possibilità di conoscere l'antica Oplontis, ricontestualizzare gli oggetti, individuarne il sito di rinvenimento, riproiettarsi nel drammatico momento che precedette la catastrofe finale osservando il realistico e macabro calco del corpo muliebre consegnato all'eternità nella sua smorfia di dolore, rivivere l'emozionante scoperta degli ori, approfondire la propria conoscenza sull'antica oreficeria romana, la tecnica di lavorazione e la tipologia degli antichi gioielli. Le cifre dunque commentono da sole l'evento e ne sottolineano l'importanza persino nella formula della piena collaborazione, sul piano organizzativo e allestitivo, fra un ente locale (nella fattispecie il Comune di Teramo), un ente morale (l'Associazione Archeoclub d'Italia) e un privato (l'Unifarma, sponsor ufficiale della manifestazione). Una sorta di sinergismo in pieno equilibrio che ha raggiunto mirabilmente gli obiettivi dei singoli protagonisti: dell'Archeoclub che ancora una volta ha promosso iniziative di assoluto livello scientifico in una provincia da sempre costretta a subire i grandi eventi delle metropoli, dando chiaro impulso ad una politica culturale di livello interregionale e nazionale; del Comune di Teramo che ha voluto convincere chi propugna la strategia del "si faccia purchè si faccia" che solo un'operazione di qualità richiama il grande pubblico e attira i potenziali visitatori nel Museo, non più freddo e polveroso contenitore ma dinamica realtà fruitiva e infine dell'Unifarma che ha dimostrato la sua notevole attenzione a operazioni di un certo spessore culturale e sociale. Un sinergismo che si auspica possa suggerire direzioni sempre diverse verso cui muoversi per il futuro, stimolando, fra gli stessi interlocutori, significative convergenze di obiettivi, collaborazioni attive. Ora dunque gli ori sono tornati nel buio più assoluto di un ripostiglio assai sicuro, sottratti alla vista avida di interessati fruitori ma resta ancora nella memoria di chi ha vissuto questo evento il ricordo di preziosi orecchini dalle splendide perle pendule, di una ricca "catella", di tanti anelli privati delle dita affusolate che l'anno indossato, di bracciali destinati ad impreziosire candide braccia e permane la consapevolezza che vivere eventi scientifici proiettati nella nostra memoria storica significhi avere i giusti stimoli per affrontare il futuro.
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