| SEDE TUSCOLANA
Chiesa di Sant'Antonino d'Apamea |
| La Chiesa di
Sant'Antonino d'Apamea sita nel territorio di Monte Porzio Catone costituisce un
"unicum", per le sue origini e la sua storia.
Di questa storia abbiamo la ricostruzione nel testo della conferenza tenuta il 5 febbraio 1995, in occasione della manifestazione "Chiese aperte" promossa dall'Archeoclub d'Italia, dal compianto ingegner Marco Albertazzi, allora presidente dell'Archeoclub Tuscolano, e promotore dal 1993,del restauro della chiesa. Questo restauro ha restituito a Monte Porzio Catone il più antico luogo di culto cristiano del paese e ha promosso una serie di studi sul cristianesimo orientale nella zona. L'analisi architettonica delle caratteristiche del monumento fu condotta dagli architetti Carlotta Pallottino, Cristina Pizzi, Luca Pozzi mediante studi, rilevamenti e disegni, argomento di tesine di laurea. Questi studi rivelano che: - le misure dell'edificio, quelle dello spessore dei muri , dei piedritti, e delle cappelle, (tradotte in piedi romani) , portano all'ipotesi che il nucleo fosse un sepolcro , come la cosiddetta Casaccia di poco discosta ; che ci doveva essere anche qui, la presenza di un secondo piano dato lo spessore murario del soffitto , e che la tecnica costruttiva era simile a quella in malta idraulica caratteristica delle cisterne della zona e presente anche nel sepolcro vicino; - la pavimentazione dell'edificio in signini e cocciopesto con tesserine bianco-nere tipiche dell'edilizia residenziale e il disegno a losanghe del tappetino musivo, che si ritrova anche ad Ostia fin dal secondo secolo a.C, datano l'edificio originario ad un periodo che va dal 44 a.C. al 45 d.C. , fine della Repubblica, primo impero; - nel corso dei secoli si ebbe un cedimento del terreno come per il sepolcro della Casaccia, che ha portato al cedimento del fondale , ragion per cui vennero realizzati i contrafforti . Anche oggi una fessurazione in chiave rivela la tendenza dell'edificio ad aprirsi; - il portico esterno in opus africanum o muratura a telaio litico è posteriore ed è stato costruito in età tardoantica quando l'edificio è stato trasformato in chiesa. E' difficile dire l'epoca, ma è noto che dal terzo al settimo secolo comunità monastiche siriache si sono trasferite nella zona e a questi monaci orientali può attribuirsi la struttura della chiesa caratterizzata dalla zona esterna del portico, con sedili laterali, destinata ai fedeli, divisa da quella interna della cappella, destinata al clero. Riassumendo: è possibile che questo edificio, la Casaccia, alcune cisterne ed eventualmente altri edifici costituissero un complesso monastico. Un'ipotesi suggestiva, riferita dall'ingegner Albertazzi, suggerisce che un gruppo di monaci seguaci di Sant'Antonino che ebbe il martirio in Siria, ad Apamea, dispersi per l'Europa dopo il 620, data della persecuzione di Diocleziano , siano venuti qui dove erano i ruderi di un'importantissima Ala romana e vi abbiano trovato rifugio . L'ipotesi è suffragata dal primo documento ufficiale relativo alla chiesa cioè la donazione, nel 1077, da parte dei conti di Tuscolo della chiesa di Sant'Antonino di Apamea all'Abbazia di Montecassino. Unica documentazione religiosa rimane l'immagine molto antica di Sant'Antonino la cui datazione non è accertata ma è sicuramente di molto antecedente alle altre immagini di contorno che sono del 1500. La zona dal 1600 è proprietà della famiglia Albertazzi, come documentato dai quattro cancelli con le insegne, e da un documento di Benedetto Grandi relativo all'acquisto di Castel Vento. La chiesa è stata la parrocchia di Monte Porzio fino alla costruzione di San Gregorio Magno e ancora oggi è la chiesa della Confraternita di Sant'Antonino la più antica del paese. Il restauro del 1993 ha riguardato la ristrutturazione del tetto, le verifiche di stabilità del terreno e il controllo strutturale dei contraffarti.
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