VENEZIA
Campi estivi 2001
Un’estate all’Isola del Lazzaretto Nuovo
I campi di ricerca nell’isola del Lazzaretto Novo 2001 hanno confermato la validità metodologica e didattica di questo tipo di iniziative, che consentono la divulgazione scientifica in modo immediato, ma rigoroso, e la diffusione di principi di conoscenza e di tutela nei confronti del nostro patrimonio storico-artistico
Anche nel corso dell’estate 2001 l’isola del Lazzaretto Nuovo a Venezia / Laguna nord, ha ospitato alcuni Campi Archeoclub organizzati dalla sede veneziana con il patrocinio della Soprintendenza Archeologica del Veneto / Nucleo di Archeologia Umida Subacquea Italia Centro Alto Adriatico (Nausicaa) e con la collaborazione dell’Associazione di volontariato "Ekos Club" concessionaria dell’isola dallo Stato. I Campi sono stati frequentati complessivamente da circa una quarantina di appassionati, giovani e anche giovanissimi, provenienti da varie regioni italiane, dalla Comunità Europea e dagli USA, suddivisi in tre periodi: Campo di ricerca "Junior", per ragazzi tra i 10 e i 15 anni (2431 luglio), Campo Scuola di Archeologia (110 agosto) e Workshop sulla conservazione dei materiali ceramici(110 settembre). Durante il Campo Junior, sotto la direzione di Matteo Borrini, ci si è rivolti a una nuova zona, situata nell’angolo nordest dell’isola, dove le testimonianze iconografiche e in partico lare un disegno del 1687, conservato all’Archivio di Stato, indicavano la presenza del cosiddetto Priorado, cioè l’abitazione del Priore, incaricato della gestione dell’isola da parte del Magistrato alla Sanità. Dopo un lavoro iniziale di ripulitura e dopo la quadrettatura dell’area, già i primi interventi di scavo hanno permesso di mettere in luce, appena sotto il livello del cotico erboso, una pavimentazione in mattoni e l’imboccatura di un pozzo in ottime condizioni di conservazione. Verso il lato sud è apparsa una pilela (tombi no) in pietra d’Istria, e inoltre il rivestimento in argilla della cisterna e parte del filtro in sabbia: un esempio molto interessante della tecnica costruttiva di un pozzo alla veneziana. Oltre alle prove pratiche con uso dei principali strumenti adoperati in un cantiere archeologico (trowel, pala, carriola, setaccio), sono stati svolti alcuni argomenti generali, quali metodi e tecniche della ricerca archeologica, scavo stratigrafico, classificazione dei reperti, cenni sulla storia di Venezia, aspetti naturalistici degli ambienti lagunari. Le attività del Campo Scuola di Archeologia (110 agosto ), direttore per il quarto anno consecutivo Paolo Cattaneo della "Cooperativa Petra" di Padova, sono state indirizzate alla continuazione delle indagini già avviate negli anni scorsi: nell’area delle camere della contumacia denominata ortazzo lungo il lato orientale dell’isola (settori ABCD) e nell’area davanti all’ingresso dell’isola (settore E). Nella prima area, di ca 137 mq, sono stati messi in luce e documentati 5 vani corrispondenti alle case cinquecentesche usate per accogliere i marinai delle navi in quarantena. Le costruzioni erano allineate lungo il perimetro dell’isola, come le celle di un convento, ed erano strutturate su due livelli: al piano terra le stanzette presentano dei pavimenti in cotto "a spina di pesce" mentre è probabile che al piano superiore avessero un tavolato. Ogni abitazione disponeva di un camino in muratura, con canna fumaria condivisa con la stanza attigua; e aveva un accesso al corridoio porticato comune, ampio poco più di 1,7 mt, delimitato da un muretto in mattoni. Di particolare interesse sono stati i rinvenimenti, negli spazi antistanti, di fondazioni murarie più antiche, forse pertinenti al primo lazzaretto (del 1468) e inoltre di abbondante materiale romano di reimpiego (tegulae ansate e frr. di anfore) usato come riempimento, dove sono state recuperate anche alcune monete di epoca romana. Nel settore E, di circa 25 mq, sono stati individuati i resti di alcune strutture, riconoscibili come teze, ed il muro di separazione tra due contumacie, "al prà" e "alla campagna". Sul lato meridionale è presente una bella pavimentazione in mattoni (US 406), larga circa 4 mt, mentre a nord si trova soltanto l’allettamento di un pavimento asportato, costituito da una matrice sabbiosa con abbondante materiale ceramico inglobato. Da questa unità provengono numerose ce ramiche oggetto di restauro nel Workshop di settembre, tra cui una statuetta frammentata di S. Nicolò, protettore dei naviganti. Argomenti generali trattati: ricerca archeologica con particolare riferimento alle metodologie e alle tecniche utilizzate nelle aree umide; cenni sulla storia e sull’organizzazione sanitaria della Serenissima; studio e classificazione dei reperti (ceramologia, numismatica, reperti vitrei). I rilievi e le restituzioni a china degli scavi sono stati curati anche quest’anno da Federica Varosio, recentemente laureata presso l’Università di Genova Conservazione dei Beni Culturali con una tesi, nata all’interno delle attività svolte negli ultimi anni nell’isola del Lazzaretto Nuovo, dal titolo "Ricerche per una mensiocronologia dei laterizi a Venezia" (cfr. ArcheoVenezia, anno XI, n. 3/4, dicembre 2001). Nel corso del Workshop La conservazione dei materiali ceramici (110 settembre), direttore Riziero Giunti, è stato sviluppato il tema dei reperti ceramici dallo scavo al laboratorio di restauro: I parte nozioni introduttive: storia della ceramica; tecnologie; classificazione e schedatura; decorazione; morfologia e disegno; II parte laboratorio di restauro: analisi delle cause di deterioramento; metodologie di intervento; pulitura e consolidamento; integrazioni; materiali per il restauro. Al termine di ciascun Campo è stato rilasciato un attestato di frequenza.