ROMA

30 anni in Archeoroma

Archeoroma, il notiziario della storica sede romana, è sempre il più godibile tra i notiziari pubblicati dalle nostre sedi. Sul filo di una graffiante ironia, in cui riconosciamo l’impronta del presidente Romolo Staccioli, tutte le disavventure del patrimonio artistico e monumentale romano sono presentate con icastica precisione, per poi giungere a proposte dettate dalla cultura e dal buon senso. Non fa eccezione l’ultimo numero dell’anno 2001, una vera miniera di osservazioni sui monumenti chiusi al pubblico, sugli spettacolini di clowns e ballerine che durante l’estate romana si sono esibiti nella Via dei Fori Imperiali chiusa al traffico, ignorando che a pochi passi c’era disponibile l’immenso spazio del Circo Massimo; sugli scavi della Velia e via dicendo. Da questo numero vorremmo riprendere due suggerimenti: con sentire l’accesso gratuito al Colosseo ai cittadini romani, che da sempre lo utlizzano come luogo di sosta e di "meditazione" nelle loro passeggiate pomeridiane, e l’abbandono definitivo del "progetto Meier" che, con la scusa di una sistemazione dell’Ara Pacis Augusti, minaccia di stravolgere completamente tutta l’area tra il Tevere e il Mausoleo di Augusto. La questione dell’Ara Pacis è stata oggetto di una mozione della sede di Roma, in cui leggiamo che è "del tutto fuori luogo, inutile e inutilmente dispendiosa dal punto di vista storico, ambientale, urbanistico e architettonico la costruzione attorno ad un piccolo, elegante e pregiato monumen to di un faraonico complesso di edifici, ingombrante e pleonastico, completamente avulso dal contesto e tale da ridurre drasticamente gli spazi liber i circostanti e da soffocare le facciate e le fabbriche stesse delle chiese di S. Rocco e S. Girolamo". La mozione termina con un invito alle autorità competenti perché si adoperino affinché lo Stato italiano e quello francese addivengano finalmente a un accordo per il ritorno dei "pezzi" dell’Ara Pacis (oggi sostituiti da calchi) ancora in antistorico e anacronistico possesso della Francia. Ci associamo alla mozione della sede di Roma, augurandoci che il buon senso e il buon gusto prevalgano, ma non abbiamo molte speranze. Per ora, la questione dell’Ara Pacis è stata bandita dai giornali che "fanno opinione", e sappiamo per esperienza che il silenzio può coprire molti misfatti.