Lettere al direttore
A proposito dell’Obelisco di Axum
L'articolo di Luigi Bernardi sull’Obelisco di Axum (o Aksum, come sarebbe più corretto), pubblicato nel n. 238 (luglio-agosto 2001) del notiziario "Archeoclub", è stato assai opportuno: sia pure in maniera non del tutto e formalmente "ufficiale", è servito a far sapere come la pensa Archeoclub d’Italia sull’annosa - e ormai perfino anacronistica - questione della restituzione del monumento all’Etiopia. Vale però la pena di aggiungere un paio di postille. Il "suggerimento", non nuovo, di trasformare l’obelisco da preda bellica in dono è stato sempre caldeggiato dalla Sede di Roma dell’Archeoclub che della questione c’è occupata più volte e con diversi interventi nel suo giornale "Archeoroma" (negli ultimi anni: 1994, n. 57, p. 24; 1997, nn. 23, p. 9; 1999, n. 1, p. 1). Ma l’Archeoclub di Roma ha anche suggerito di dare "in cambio" un dono alla città di Aksum col quale si potrebbe suggellare la pace tra l’Italia e l’Etiopia: basterebbe mandare laggiù, insieme a una bella colonna antica, (una delle tante che giacciono abbandonate nei depositi delle soprintendenze) una di quelle riproduzioni al vero, in bronzo, della Lupa capitolina che da Roma sono state regalate a diverse città della Vecchia Europa (e forse anche d’America). La proposta fu rinnovata - per una sorta di "gemellaggio" alla pari - alla vigilia dell’Anno Santo ("Archeoroma" 1999, n. 4, p. 1), l’anno giubilare di una religione che nei fondamenti accomuna le due città. In quell’occasione, su "Archeoroma", fu pure pubblicato quello che avrebbe potuto (e potrebbe) essere il breve testo per un’epigrafe da collocare ai piedi del monumento aksumita: "Questa stele, portata un tempo da Aksum come trofeo di vittoria, resta a Roma quale simbolo di amicizia tra le due città e pegno di pace tra l’Italia e l’Etiopia". Quanto all’idea d’inviare ad Aksum una nostra missione archeologica, essa è tanto valida - e opportuna - che...è stata già attuata. La missione infatti è operante da una decina d’anni, promossa dall’Istituto Universitario Orientale di Napoli (in collaborazione con l’Università di Boston) e diretta dal prof. Rodolfo Fattovich. Tra i suoi compiti, oltre alla ricerca, al restauro e allo studio dei monumenti aksumiti rimasti per secoli abbandonati, c’è anche quello di cooperare alla salvaguardia e alla gestione dell’intero patrimonio storicoculturale della regione. I risultati non sono mancati e l’attività continua, anno dopo anno. L’Egitto, per qualcosa di analogo, al tempo della costruzione della nuova diga di Assuan e della realizzazione del Lago Nasser, ci regalò non una stele, ma un intero tempio.
Romolo A. Staccioli