PER RICORDARE ANTOINE

Quando abbiamo appreso, increduli, della scomparsa di Antoine Marie, secondogenito di Walter Mazzitti, che se ne è andato troppo presto in una fresca notte d'estate a causa di un incidente stradale, ci siamo sentiti spenti, scaricati, inadeguati, demoralizzati. Appartenere veramente a un'associazione vuol dire anche condividere il dolore dei suoi componenti, ma una disgrazia di questa portata che ha colpito dritto al cuore il nostro presidente non ce l'aspettavamo. Quando un padre e una madre perdono un figlio non ci sono rimedi umani per placare l'immane sofferenza, l'estremo, inguaribile dolore dei loro animi. Parlare sarebbe inutile, agire sarebbe senza senso, qualsiasi cosa di questa terra - pensare col cuore oppure con la ragione - risulterebbe vana, l'orrenda voragine che una tragedia del genere provoca è incolmabile, neanche il tempo è in grado di riempirla, né tutto l'amore di cui sono muniti parenti e amici. Spesso anche il conforto della fede, la verità del Vangelo, l'invisibile presenza di Dio risultano lontani, difficili da comprendere, accettare.

Abbacinato e afflitto, il Consiglio nazionale, insieme a tantissimi altri soci di Archeoclub d'Italia, si è stretto come ha meglio potuto intorno a Mazzitti e alle lagrime, ai silenzi, alla disperazione, alla solitudine della sua famiglia. Quel mercoledì mattina di fine agosto, la piazza centrale di Teramo e la chiesa scelta per il rito funebre erano gremiti di migliaia di persone. Molti erano dell'associazione, arrivati lì da tutta Italia per testimoniare la vicinanza, l'affetto, la solidarietà, la tristezza, la compassione, la condivisione. E chi non si è potuto stringere a lui lo ha fatto dalle pagine del giornale locale, per telefono, per posta. C'è stato persino qualcuno che non ha avuto il coraggio di contattarlo, tanto è stata la sensazione di dolore, imbarazzo, impotenza provati dinanzi a una simile perdita. L'abbraccio ideale dell'associazione al suo presidente si è rivelato forte, sincero, completo. L'unica, piccola, fragile cosa che potevamo fare, di fronte a questa montagna di dolore incancellabile, per un uomo che ha speso e spende tutto il suo tempo libero, e anche di più, per l'associazione, e per un grande ideale. Per un uomo sempre disponibile ai nostri dilemmi, alle nostre lamentele, ai nostri dubbi, che combatte quotidianamente, a tutti i livelli, in nome dei beni culturali e del loro rispetto, che spesso non dorme la notte per escogitare la soluzione migliore, le iniziative più efficaci, la politica più idonea. Che ha sempre tenuto alto il profilo dell'associazione e ha contribuito a darle maggiore immagine, forza, autorevolezza. Un uomo che oggi, in nome di suo figlio cui presto dedicherà una Fondazione, lavora ancora con più tenacia e volontà, grazie alla fierezza e all'orgoglio del suo carattere. Un uomo che confessa che sarebbe morto volentieri al posto suo.

Antoine Marie era nel pieno della sua vita, aveva vent'anni, era un ragazzo dolce, gentile, disponibile, sorrideva sempre, in modo disarmante. Il classico figlio che tutti vorrebbero avere. Aveva scelto di studiare Economia del turismo a Milano, aveva fatto già quattro esami, ne stava preparando un altro. Aveva partecipato a un campo di ricerca di Archeoclub d'Italia una decina di anni fa, molti di noi lo ricordano ancora per quell'avventura. Armato di occhialoni, come il padre, attento, silenzioso, timido, desideroso di conoscere, capire, scoprire. Vogliamo ricordarlo così e pensare che, in un altro modo e in un'altra forma, viva ancora vicino ai suoi genitori e alle sue sorelle. Che sia da stimolo e da faro anche per noi, per le attività associative, per l'impegno con cui dovremo affrontare le prossime battaglie e i cambiamenti culturali e sociali che la vita ci riserverà.

Ciao Antoine.