La mostra del mese
Klimt Kokoschka Schiele, dall’art nouveau all’espressionismo
Le tre facce del Vittoriano. Il monumento a
vittorio Emanuele II, grandioso nelle dimensioni quanto discusso nel suo stile
neoclassico, che troneggia su piazza Venezia a Roma, si è recentemente arricchito di
nuova vitalità e nuovi significati. L’imponente complesso, eretto tra il 1885 ed il
1911, divenuto Altare della Patria nel 1921, quando, il 4 novembre, in un sacello sotto la
statua equestre del re, venne tumulata la salma del Milite Ignoto, è stato, per così
dire, reso accessibile al pubblico sotto tre aspetti.
Il presidente Carlo Azeglio Ciampi ha voluto che la vasta scalinata, prima riservata alla
Guardia d’Onore al Milite Ignoto ed a cerimonie ufficiali, fosse aperta al pubblico.
Poi, il 4 giugno scorso, è stato riaperto il Museo Centrale del Risorgimento, nei saloni
e nelle gallerie posti dietro l’alto colonnato, dopo una chiusura durata
vent’anni. Lungo un percorso espositivo costellato di armi, bandiere, stampe,
disegni, dipinti, incisioni, prime fotografie, cimeli, monete, medaglie, memorie legate ai
Savoia, a Cavour, Garibaldi, Mazzini e tanti altri più o meno noti che costruirono
l’Unità d’Italia, i visitatori possono rivivere l’epopea risorgimentale.
Vengono inoltre proiettati filmati storici sulla prima Guerra Mondiale, dagli archivi
dell’Istituto Luce. Ingresso gratuito. Ma il Vittoriano presenta un terzo aspetto,
anch’esso di recente realizzazione. Nella parte retrostante del complesso, oltre ad
un ufficio della Provincia con interessanti pubblicazioni a disposizione del pubblico,
vengono ospitate nei vasti saloni sia brevi esposizioni di opere di artisti contemporanei,
sia grandi mostre internazionali dedicate all’arte moderna, tra l’Ottocento ed
il Novecento.
Esiste un legame tra le varie facce del Vittoriano, come sottolinea il sovrintendente ai
Beni Storici ed Artistici di Roma, Claudio Strinati. Infatti così all’illustrazione
storicopoliti ca del periodo si affianca l’immagine artistica. Dopo le recenti mostre
dedicate a Monet, Kandinsky e Magritte, è ora la volta di tre pittori au striaci.
"Klint Kokoschka Schiele – dall’Art Nouveau all’Espressionismo"
aperta dal 6 ottobre al 3 febbraio 2002. Presenti 120 opere tra dipinti, acquerelli e
disegni, provenienti da Vienna e da musei e collezioni private di varie parti del mondo.
Gustav Klimt (18621918) segna il superamento dell’arte storicizzata e del naturalismo
convenzionale dopo aver partecipato alla fondazione della Secessione Viennese nel 1897. Il
nuovo movimento si identifica con vari nomi in campo internazionale: Secessione a Vienna,
Art Nouveau a Parigi, Liberty a Londra come in Italia. Klimt ci fornisce soprattutto una
nuova interpretazione del nudo e del ritratto femminili, sontuosamente coronati d’oro
(il padre di Klimt era un orafo e l’artista aveva visto i mosaici aurei bizantini di
Ravenna traendone ispirazione) e lapislazzuli di colore, ma con effetti anche tormentati e
drammatici. Emblematico il suo ritratto di Giuditta I. L’arte di Klimt rappresenta un
modello ed un punto di partenza verso nuove esperienze per i giovani talenti, quali Egon
Schiele (18901918) e Oskar Kokoschka (18861980).
Schiele inventa una forma di Esoressionismo unica e primitiva, prendendo come modello
maschere etniche ed incisioni. Tra le sue opere citiamo l’"Autoritratto con la
mano sulla guancia" del 1910 ed altri ritratti. Klimt e Schiele scompaiono nel 1918,
anno in cui finisce la Grande Guerra e l’Europa volta pagina.
Kokoschka invece raggiunge i 94 anni, compie volti viaggi in Europa, Nord Africa, Asia e
Stati Uniti per poi trasferirsi a villeneuve dal 1956 al 1980, anno della morte. Esegue
ritratti ma soprattutto traccia molti paesaggi densi di drammatica intensità con accesi
cromatismi. Citiamo esempi quali "Courmayeur et les Dents des Géants" del 1927
o la "Veduta di Praga" del 1932.
La mostra è a cura di Jane Kallir, è organizzata da Comunicare Organizzando di
Alessandro Nicosia, catalogo edito dalla Fondazione Mazzotta. Sponsor Alfons Kloss,
ambasciatore d’Austria in Italia, con il sindaco Walter Veltroni e l’assessore
alle Politiche Culturali Gianni Borgna, rappresentanti il Comune di Roma.
Luigi Bernardi