IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI PENNE
I Commenti
"La sistemazione
del museo archeologico a Penne rappresenta un momento importante non solo per la città ma
per tutta la comunità diocesana di PescaraPenne, come testimonianza di attenzione
artistica, di collaborazione, di ricerca culturale e religiosa. (…) Oggi più che
mai, siamo chiamati tutti ad essere testimoni di valori. I beni culturali rappresentano
non solo opere d’arte a qualsiasi livello, essi sono soprattutto testimonianza del
passato. Prima di noi, con fatica forse maggiore, altri hanno voluto lasciarci
testimonianze di fede attraverso l’arte. Noi non siamo semplicemente chiamati a
‘conservare’ il passato ma, soprattutto ad interrogarci se conservando
continuiamo a considerare valore quanto ci è stato trasmesso".
Francesco Cuccarese Vescovo
"Si tratta di uno
dei più importanti musei archeologici dell’Abruzzo, che propone all’attenzione
del pubblico la storia di questa parte del territorio regionale, ma anche lo sviluppo
delle ricerche archeologiche dalle fasi ancora pionieristiche del secondo dopoguerra ai
risultati delle tecniche più aggiornate di ricognizione e di scavo".
Anna Maria Sestieri Soprintendente Archeologo dell’Abruzzo
"Lo studio del
collezionismo e dell’archeologia del territorio vestino costituisce il filo
conduttore dell’esposizione che, prendendo le mosse dalle ricerche pionieristiche di
un benemerito cultore locale, il dr. Giovanni Battista Leopardi, al quale il museo è
giustamente intitolato, si snoda in un organico percorso che accompagna il visitatore e lo
invita a soffermarsi sugli aspetti fondamentali della civiltà del territorio dalla
preistoria al medioevo".
Franco Cuccurullo Rettore dell’Università "G. D’Annunzio", Chieti
Nel disegno espansivo
museale della nostra città, l’antichissima Diocesi pennese, con l’altra ala
dell’Episcopio, ha consentito la realizzazione del Museo Archeologico Vestino
intitolato al grande archeologo, nostro concittadino, barone Giovanni Battista Leopardi,
cui si deve un ruolo significativo nella conoscenza archeologica della nostra area, anche
attraverso una raccolta eccezionale di reperti, parzialmente presenti in questo Museo. Il
progetto, curato dalla Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo e
dall’Università di Chieti, ha consentito il restauro e la ristrutturazione di un
così prestigioso edificio storico e l’istituzio ne di un museo tanto sentito dalla
popolazione vestina e fin dal 1903 sollecitato dal padre del nostro barone Leopardi,
anch’egli ispettore onorario alle Antichità e Belle Arti. Le ricerche preistoriche
nell’area vestina, per il vasto territorio dell’antica Pinna, abitato come le
prime aree di insediamento abruzzese almeno da 700.000 anni, comprendono un periodo che si
spinge indietro fino a 400.000 anni fa, con giaciture litiche che riguardano tutto il
Paleolitico, fino a quello superiore del "Bertoniano", in quell’ambiente
privilegiato dai cacciatori e raccoglitori lungo il bacino fluviale del Tavo nei comuni
attuali di Penne e di Montebello di Bertona, da cui prende il nome un a spetto del
gravettiano italiano, il "Bertoniano" appunto, studiato dal barone Leopardi nel
sito all’aperto da lui scoperto in Campo delle Piane ed ora oggetto, da sette anni,
di campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo e dai
ricercatori del "Centre National de la Recherche Scientifique" presso la Sorbona
di Parigi. Dando uno sguardo alla prima carta storica d’Italia (Mondadori 1971 –
Storia Illustrata), quella riflettente la situazione più antica del territorio fino al V
sec. a.C. (epoca in cui gli Etruschi declinano come potenza mediterranea, Roma inizia la
sua ascesa, i Sanniti raggiungono l’apice della loro potenza, i Fenici e i Greci
dominano la punta e strema dello "stivale" e le isole, con Siracusa prima
potenza economica e militare in Italia), si vede senza equivoci come l’attuale
territorio costituente l’Abruzzo fosse dominato da due città, Teate e Pinna, e da un
porto, Histonium, con Pinna capoluogo dei Vestini ed una florida economia basata su
agricoltura, laterizi e terrecotte. Quella che, poi, ai Romani apparirà come la
"vetustissima" (Pietro Marso) Pinna, parteciperà attivamente, all’interno
della Confederazione Sannitica, alla difesa della libertà e nazionalità degli Italici,
scontrandosi nel 326 a.C. sul proprio territorio vestino con le forze di Roma e
partecipando nel 321 a.C. alle forche di Caudio, le famose "forche caudine", a
quello scontro in cui l’esi stenza di Roma venne seriamente compromessa. Innalzata
dai Romani alla condizione di Municipio dopo le guerre sociali (con Quattuorviri come
magistrato supremo ed un Senatus Municipalis), Pinna fu "la più libera e la meno
obbligata verso Roma, come dice Gallio, tra tutte le città Italiche" (Idido
Ludovisi). L’affascinante storia di quella nostra civiltà, fiorita col nome di
vestina durante l’Età del ferro ed ancora prima attestata sulla nostra città, se
dai recenti scavi condotti dalla Soprintendenza più volte ricordata, nell’acropoli
dove sorge il Duomo, è venuta la prova stratigrafica della continuità della città fino
al XIII secolo a.C., ci riconduce dalla preistoria alle prime organizzazioni delle
popolazioni italiche che diedero luogo alle originarie unità politiche da cui prese
l’avvio la storia italiana. Quel nostro territorio vestino, transmontano da giù fino
al mare e unito a quello cismontano da Forca di Penne, costituente gran parte delle
odierne province di Pescara e dell’Aquila, dal mare Adriatico verso il Gran Sasso
all’interno del lungo tragitto fluviale del PescaraAterno, rappresentò fino
all’Italia feudale una civiltà che per 2.500 anni trovò in Penne il suo ideale di
guida e di eroismo. Le vicende successive, con alterne fortune che spesso la riportarono
in primo piano, videro la nostra città per altri 1000 anni, fino alla costituzione nel
1927 della Provincia di Pescara, sempre attiva nella sua funzione storicogeografica di
centro aggregante la sempre più ridotta propria circoscrizione territoriale. Aiutati
dalla lungimiranza dei nostri arcivescovi, Monsignor Jannucci prima e Monsignor Cuccarese
poi, cui va per sempre la nostra riconoscenza, e dallo sforzo costante e illuminato della
nostra Soprintendenza, che di certo ci seguirà nei futuri sviluppi di questo nostro
splendido museo, che dovrà diventare sempre più rappresentativo dei Vestini, come lo fu
Pinna, possiamo realizzare questo sogno nella memoria delle nostre cose passate. Da
quassù, da questo luogo sempre sacro, sono state scritte le pagine di sofferenza e di
luce, di sacrificio e di gloria della nostra lunga storia cittadina. Dobbiamo cogliere,
attraverso questi oggetti, i segni del nostro passato, delle nostre radici italiche e
suscitare nostalgia dai reperti che parlano dei nostri avi, che documentano la loro vita
quotidiana, la loro storia. Al passato perduto convogliamo i nostri cuori almeno per un
po’ e torneremo a passeggiare, tra commozione e sogno, nel magnifico giardino della
nostra infanzia vestina.
Lucio Marcotullio, sindaco di Penne
Il Museo
Il Duomo, posto alla sommità del colle omonimo della città di Penne, rappresenta
l’emergenza architettonica predominante di un complesso monumentale che comprende
altri due elementi architettonici rilevanti posti ai due lati della struttura basilicale:
il museo "civicodiocesano" sede di una collezione di arte sacra e, fino ad ora,
anche di una parte non trascurabile della collezione Leopardi e la sede vescovile
trasformata oggi nel "Museo archeologico Leopardi". Le particolari
caratteristiche archeologiche e architettoniche, risultato di vicende storiche e urbane
millenarie, fanno di questo sito un luogo fondamentale e privilegiato della cit tà. In
particolare, alcune tipologie edilizie, l’insieme degli spazi di relazione e le
connessioni esistenti tra i diversi elementi architettonici, hanno confermato le indubbie
vocazioni museali del sito e dell’intero complesso monumentale destinato ad assumere,
anche a seguito della realizzazione del Museo Archeologico Leopardi, il ruolo di vero polo
museale della città. Inoltre l’aver scelto una tale localizzazione per una funzione
"forte" come quella del museo può contribuire ad innescare, in una parte della
città come è quella del colle del duomo caratterizzata da fenomeni di degrado e
abbandono del centro sto rico, processi di recupero e di rivitalizzazione sociale oltre
che urbana. La sede vescovile, in particolare, ha una struttura architettonica che insiste
su un sito antichissimo e che è il risultato di trasformazioni continue anche recenti: si
tratta di una struttura ampiamente rimaneggiata la cui qualità architettonica risiede
soprattutto nella posizione privilegiata e nel ruolo urbano che gioca all’interno del
complesso monumentale. Essendo poi addossata ad una parete del Duomo, con il quale è
fortemente connessa, essa è articolata su due livelli ed è contornata da un giardino che
avvolge l’intero complesso e che permette di "riscoprire" uno straordi
nario affaccio sulla città di Penne. La disposizione degli ambienti, soprattutto al primo
livello, e la disponibilità di superfici da destinare all’insieme delle attività
museali e alle funzioni connesse, ne hanno fatto una sede ideale per ospitare
definitivamente un Museo Archeologico della cultura vestina concepito secondo aggiornati
criteri espositivi.
Gli allestimenti
L’idea che ha guidato la progettazione degli spazi museali ha avuto, sin
dall’inizio, due principi importanti: • la volontà di interpretare e
"assecondare" le vocazioni tipologiche dell’edificio rispettandone sostan
zialmente le logiche spazialidistributive, rispettando cioè, e magari valorizzando,
quelli che sono gli originari rapporti spaziali e dimensionali degli ambienti esistenti e
riconoscendo le unità "morfologicospaziali" quali ad esempio il complesso
aulavolta. • la necessità espressa dalla Soprintendenza Archeologica, di poter
creare un apparato espositivo flessibile e facilmente modificabile nel futuro in rapporto,
ad esempio, all’evoluzione di ricerche archeologiche. A queste premesse il progetto
ha risposto con la definizione di "sale espositive" individualmente
riconoscibili, concatenate e collegate tra loro semplicemente da porte nelle quali un
apparato espositivo formato da modulivetrina pannelli disposti secondo una fascia
continua, avvolge le sale come una sorta di nastro "narrante": il
"racconto", articolato dall’incessante susseguirsi di vetrine e pannelli,
è realizzato per mezzo di una "controparete" attrezzata che, mentre avvolge le
singole sale, nascon de alla vista l’alimentazione di pannelli e vetrine; queste
ultime dotate di illuminazione autonoma con fibre ottiche. Se il perimetro delle pareti
delle sale è caratterizzato dalla continuità dei moduli vetrinapannelli, il loro centro
è vuoto, con la sola eccezione della sala 5 dove c’era l’esigenza di esporre
una sepoltura proveniente dalla necropoli di Nocciano. Qui il centro è
"riempito" dalla presenza di un contenitore, un involucro ligneo a pianta
ottagonale con feritoie per mezzo delle quali si propone un originale approccio visivo
alla sepoltura.
Pierluigi Natalucci
Il percorso
espositivo
Esso si articola all’interno di 10 sale relative ad un’ala dell’Episcopio
della Diocesi di Penne. Il progetto del percorso di visita, redatto da una èquipe mista
composta da architetti ed archeologi, è stato creato unitamente ad un progetto grafico
che ha avuto il compito di congiungere tutte le sale del museo a partire dalle scelte di
tipo cromatico, effettuate sulle pareti delle singole stanze, sulle stoffe d’arredo
fino ad arrivare ai pannelli didattici. Questi ultimi, realizzati con l’ausilio di
supporti informatici, oltre ad avere il compito di illustrare i contenuti archeologici
specifici, si propongono al visita tore con una partitura dei testi e con una veste
grafica accattivante. Nell’ambito del percorso espositivo assume particolare risalto
la sala degli stemmi vescovili che ospita la collezione Leopardi, che raccoglie i frutti
di circa un trentennio dell’attività di scavo del barone. L’allestimento segue
un percorso cronologico che va dal Paleolitico al Medioevo. Fra i materiali di età
preistorica e protostorica presenti nel museo sono compresi quelli di Campo delle Piane
(Montebello di Bertona) relativi ad un accampamento all’aperto del Paleolitico
superiore, quelli del villaggio neolitico di Pluviano e, sempre da Campo delle Piane
provengo no i materiali relativi ad un villaggio databile tra la fine dell’età del
bronzo e gli inizi dell’età del ferro. Le testimonianze risalenti al periodo italico
del territorio vestino sono relative alla presenza pressoché esclusiva di necropoli, tra
le quali si trovano Colle Fiorano, FarinaCardito, Vestea, Montebello, Loreto Aprutino e
Nocciano. Il periodo tardo ellenistico è testimoniato dal ricco corredo di una tomba a
camera proveniente dalla contrada ArceConaprato. Infine sono presenti i materiali relativi
alla occupazione del sito di Penne dall’età imperiale al Medioevo, testimoniata dai
recenti scavi effettuati all’interno del tessuto urbano. I testi risultano brevi e
semplici, ritmicamente scanditi e corredati da numerose immagini grafiche e fotografiche
dotate di relative didascalie. Come ulteriore elemento di corredo alla pannellistica
informativa, si è scelto di rendere più facile l’individuazione dell’ambito
cronologico trattato attraverso una serie di fasce colore poste superiormente ai pannelli,
arricchite dalla presenza di diversi oggetti indicati come "fossili guida" in
grado di evocare e racchiudere in se stessi il significato del tema trattato. Ad esempio,
per i pannelli dedicati al Paleolitico dell’area vestina, come "fossile
guida" è stato scelto un nucleo di selce di Campo delle Piane mentre, per i pannelli
relativi al Neolitico è stato scelto un frammento di vaso a figura umana proveniente
dagli scavi del villaggio di Catignano. Sono presenti, nell’ambito del percorso di
visita, anche altri tipi di supporti informativi che seguono nuove logiche di
comunicazione nuove e diverse; si tratta di specifici pannelli definiti retroilluminati e
retroproiettati. Nel primo caso è l’utente che viene coinvolto nella lettura del
pannello informativo attraverso una semplice e diretta interazione (la pressione di alcuni
pulsanti) che permette di illuminare dal retro e per un breve periodo (predefinito da un
timer) le imma gini (foto e/o disegni) di corredo al testo. Al centro di ogni pannello
sono presenti anche dei piccoli vani di forma rettangolare adeguatamente illuminati lungo
il perimetro, all’interno dei quali sono stati sistemati alcuni oggetti archeologici
significativi rispetto ai testi esplicitati nel pannello stesso, corredati e arricchiti da
fondali di ambientazione di tipo grafico (disegni realizzati al tratto). Nel secondo caso
invece, lo spazio individuato per l’inormazione è stato risolto da un lato da
contenuti scientifici esplicitati con elementi di semplice ed accattivante grafica,
dall’altro attraverso delle immagini retroproiettate da una finestra appositamente a
perta sul piano del pannello. I pannelli retroproiettati si trovano ad illustrare, nella
sala del paleolitico, il territorio compreso nell’area vestina e, nella sala
dell’età del bronzo, attraverso il ricorso all’archeologia sperimentale, i
processi di manifattura della ceramica.
Le tavole
didattiche
Lungo il percorso di visita, in punti strategicamente individuati, sono stati inseriti
alcuni accattivanti momenti conoscitivi che hanno lo scopo di stimolare e ravvivare
l’interesse dell’utente in maniera mirata verso contenuti e contesti di
complessa divulgazione. Si tratta per l’appunto di 2 tavole didattiche diverse tra
loro sia per il contenuto scientifico esplicitato che per la tecnica di rappresentazione
utilizzata; la prima è una Tavola Geologica di Ricostruzione Ambientale realizzata ad
olio su tavola in cui si è cercato con un unico "colpo d’occhio" di
sintetizzare alcuni aspetti della vita quotidiana vissuta durante il Paleolitico superiore
nell’area territoriale al disotto degli impervi pendii del Gran Sasso d’Italia.
La seconda tavola didattica invece dal titolo "I letti d’Abruzzo di Età tardo
ellenistica" rappresenta la prima ed unica sintesi conoscitiva sul tema presente
attualmente nella nostra regione, ed è realizzata invece con artifici grafici
computerizzati; intorno alla ricostruzione virtuale in 3D del noto letto funebre di
Collelongo (AQ) "esplodono" parti significative (frammenti di diversa forma e
grandezza) di numerosi altri letti ritrovati in scavi archeologici antichi e recenti.
Ricostruzione di
una tomba italica
Nella sala 5 dedicata a "L’area vestina nel periodo italico" è stata
allestita la ricostruzione di una tomba maschile, probabilmente appartenente ad un
guerriero, scavata negli anni ’80 nella necropoli di Nocciano dalla Soprintendenza
Archeologica dell’Abruzzo. Questa ricostruzione, significativa per la qualità dei
reperti rinvenuti in situ (una caldaia di bronzo, una spada, una coppia di calzari, una
fibula, ecc.) è inserita in un particolare involucro ligneo di forma ottagonale.
Attraverso numerose fessure verticali realizzate su tutte le pareti dell’involucro è
possibile osservare da posizioni diverse e in un modo nuovo, la ricostruzione a rilievo
del defunto coperto con un sudario di tela grezza su cui sono posizionati, come al momento
del ritrovamento, i reperti relativi al corredo.
MAP Museo Archeologico di Penne
Tel 0858211727
Fax 0858211068
SITO INTERNET http://www.mapmuseoarcheologicopenne.it
EMAIL info@mapmuseoarcheologicopenne.it
APERTURA tutti i giorni tranne lunedì (riposo)
ORARI da marzo a settembre 10.00-13.00 e 16.00-19.00 da ottobre a febbraio 10.00-13.00 e
15.00-18.00 in estate apertura serale Viste guidate su prenenotazione Facilitazioni di
visita per disabili Gestione a cura di Archeoclub d’Italia. Disponibili guide e
materiale illustrativo
SUPPORTI AUDIOVISI E INFORMATICI • CD Rom interattivo Il Museo Archeologico Civico
Diocesano di Penne G. Leopardi, installato su 4 postazioni computer • DVD La Tomba
tardo ellenistica dalla Contrada Conaprato di Penne proiettato a richiesta su grande
schermo nella sala 7 • Video VHS